“Che non sia solo un giorno”.

L’Associazione 15 Giugno Arcigay Vicenza coglie l’occasione della giornata mondiale del Transgender Day of Remembrance (Giornata del ricordo delle vittime dell’odio e pregiudizio anti-transgender) per fare alcune fondamentali riflessioni.

Il nostro appello a te che ci stai leggendo è che questo non rimanga solo un giorno. Il ricordo di queste vittime di odio e pregiudizio deve accompagnarti e accompagnarci ogni giorno, perché ogni persona caduta vittima di odio è una perdita per la nostra collettività sociale.

Le persone transgender sono appunto persone. Persone che hanno sogni, lavori, responsabilità, affetti, hobby e famiglie. Persone esattamente come il resto della società. La differenza sostanziale risiede nella percezione sociale di queste persone attuata spesso attraverso filtri di non-conoscenza.

Sottolineiamo che abbiamo appositamente usato la parola non-conoscenza e non ignoranza. La non-conoscenza comporta spesso la scelta di categorie biologiche e psicologiche comuni e derivate dalla propria appartenenza sociale. Siamo abituati a pensare che ci si debba sentire maschi nel corpo di maschi o femmine nel corpo di femmine, ma non per tutti è così. A volte ci si sente di un sesso e si vive in un corpo che non appartiene a sé stessi.

Questo fatto non è di per sé negativo, ma piuttosto un metodo categorizzante che usiamo di giorno in giorno per far fronte a situazioni nuove. Un concetto che non ci è proprio verrà sempre filtrato attraverso la metodologia di pensiero con cui siamo abituati a riflettere.

Perché, dunque, è così complesso analizzare la posizione di persone transgender all’interno di un contesto sociologico quotidiano?

Ebbene, le persone transgender trascendono, appunto, dall’idea più spontanea di biologia, psicologia e appartenenza sociale, specialmente nel momento in cui vengono analizzate con un filtro rigorosamente categorizzante.

E questo ci mette in crisi, perché in una società dove per lo più siamo abituati ad incasellare gli individui in ordinati compartimenti, siano essi “scaffali” biologici piuttosto che psicologici, non sappiamo più in che cassettino mettere queste persone.

Dalla non-conoscenza deriva confusione e dalla confusione scaturiscono pregiudizi, che altro non sono che opinioni create dalla non-conoscenza, nate dalla mancanza di un’esperienza o conoscenza diretta. E come ben sappiamo nel minestrone dei pregiudizi, si hanno a volte erbette insipide ma anche erbacce velenose.

L’Italia è il secondo paese in Europa dopo la Turchia per numero di omicidi in cui le vittime erano persone transgender. Già questo fatto dovrebbe farci riflettere. Pensa un momento a queste persone, che stavano semplicemente vivendo la loro vita prima di essere uccise. E pensa anche per un secondo a tutte quelle persone che le stavano aspettando. Amici, partner, genitori, parenti. E che non le vedranno mai più. Queste persone sono state cancellate, per sempre e per tutti, anche per te. Potevano essere tuoi amici, parenti, colleghi, clienti, studenti.

Il loro crimine? Avere un senso di identità personale e genere non corrispondente al loro sesso di nascita.

Ma non smettiamo qua. Pensa a tutte le persone che ogni giorno subiscono abusi basati sul loro essere transgender. Persone alle quali viene negata la possibilità di lavorare, di affittare una casa, di accedere a trattamenti medici egualitari e identici a quelli del resto della cittadinanza. Persone che subiscono violenze fisiche, sessuali, psicologiche ed emotive all’ordine del giorno. Persone dunque, a cui viene negata la possibilità di vivere appieno e felicemente la loro vita.

Come associazione, ti preghiamo lettore.

Ti preghiamo di informarti.

Fallo oggi, per tutte quelle persone che soffrono, che hanno sofferto, che sono morte. Ti preghiamo di guardare documentari, leggere e se puoi di parlare con queste persone.

Annulla la non-conoscenza. E non finire qua. Parla delle tue scoperte con le persone che ti sono attorno. Aiuta gli altri ad informarsi e capire. Aiutaci a smontare uno stigma basato su preconcetti. Fa capire che dietro a un/una transgender c’è una persona con i tuoi stessi diritti e doveri.

E per favore accendi una candela. Fallo a casa, in privato, o fuori. Da solo o con amici. Perché tantissime persone sono morte nelle maniere più atroci a causa della non-conoscenza. E nessuna di queste persone era più diversa e odiabile di te che stai leggendo queste righe. Ma adesso non ci sono più, e queste persone non potrai più conoscerle. Non è solo un lutto collettivo, sociale, ma è un lutto individuale.

Aiutaci lettore, a fare in modo che questa realtà non sia confinata solo nelle ventiquattro ore del 20 novembre.

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